Nel 2026 non è corretto ridurre il dibattito a “deep stops buoni” o “deep stops cattivi”. Studi diversi, su profili diversi e con endpoint diversi, hanno prodotto risultati differenti.
Il punto tecnico è come il tempo totale di decompressione viene distribuito tra quote profonde e poco profonde, quali compartimenti continuano a caricarsi e che cosa stiamo misurando: VGE o malattia da decompressione clinica.
Il termine non ha una definizione unica. Può indicare una sosta empirica aggiunta a metà profondità, una decompressione generata da un bubble model o semplicemente una distribuzione del tempo che inizia più in profondità rispetto a un profilo più “shallow”. Confrontare studi senza specificare quale di questi significati è stato testato crea confusione.
Nel trial della U.S. Navy Experimental Diving Unit, quasi 400 esposizioni in aria a 170 fsw/52 m per 30 minuti confrontarono due schedule con tempo totale di decompressione simile. La distribuzione più profonda ebbe più casi di DCS rispetto alla schedule con soste più superficiali. Quel risultato è importante perché l’endpoint era clinico, ma riguardava un’esposizione in aria molto profonda e una specifica distribuzione delle soste: non dimostra che qualunque sosta profonda in qualunque immersione aumenti il rischio.
Uno studio pubblicato nell’agosto 2026 ha fatto eseguire a 18 subacquei due immersioni standardizzate in circuito aperto a 40 m per 40 minuti con trimix 21/35 ed EAN50 in decompressione, mantenendo uguali tempo di fondo e runtime totale. Il profilo con soste da 21 a 3 m ha prodotto meno VGE rispetto a quello con soste soltanto da 9 a 3 m. Sono comparsi tre casi di DCS dopo il profilo shallow, ma la differenza di DCS non era statisticamente significativa nel piccolo campione.
Il nuovo studio non cancella il NEDU. Cambia gas, profondità, schema, popolazione ed endpoint. La conclusione corretta è che la distribuzione ottimale è profile-dependent e la ricerca è ancora in evoluzione.
Le bolle venose sono un utile endpoint di ricerca e i gradi più elevati sono associati a una maggiore incidenza di DCS, ma un profilo con meno VGE non è automaticamente dimostrato più sicuro clinicamente in ogni contesto. Anche per questo gli studi vanno letti insieme, non ordinati secondo il risultato che conferma una preferenza.
DAN continua a sottolineare che per le normali immersioni entro i limiti no-decompression non esiste evidenza sufficiente per aggiungere arbitrariamente deep stops a qualunque profilo. Una risalita controllata e una sosta di sicurezza poco profonda hanno una lunga storia operativa. Inserire soste profonde “a mano” sopra un algoritmo può alterare il profilo in modo non validato.
Un GF Low molto basso tende a spostare l’inizio della decompressione più in profondità, ma chiamarlo automaticamente “più conservativo” è scorretto. Serve guardare l’intera distribuzione del tempo e non soltanto la prima sosta.
Questa risorsa ha finalità formative e non sostituisce addestramento pratico, le procedure della propria didattica o una valutazione medica quando indicata.
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